Prosegue il mese di febbraio e il cielo ci regala tramonti che colorano di arancione ogni albero all’orizzonte. La potatura sta per terminare e il suono tipico dei tralci tra le corde dei filari è meno affaticato rispetto alle annate fredde e di tormenta. Quasi musicale. Qualche giorno di nevischio interrompe le operazioni in vigna, ma subito dopo riprendiamo a lavorare senza alcun segno di questo passaggio. Fortunatamente, nessuna gelata.
L’anticipo della fioritura della mimosa dimostra un atipico caldo nel mese di febbraio, seguito invece da un tipico clima pazzo di marzo. Un’alternanza di nebbia e sole intenso, piogge e cieli tersi. Siamo ad inizio aprile e la primavera è scoppiata. L’albero di Giuda è tutto in fiore e il germogliamento delle viti è già visibile. Sappiamo già cosa ci aspetta e contiamo i giorni per iniziare i trattamenti. L’umidità è il nemico di questo 2021 e sappiamo che solo lo zolfo può venirci in aiuto. Entriamo in vigna consapevoli di lottare contro l’oidio. Neppure qualche pioggia ci viene in aiuto per lavare le foglie.
Non c’è un netto distacco tra la primavera e l’estate. Le temperature non sono eccessivamente alte e verso la fine di giugno, mentre procediamo con la scacchiatura, tiriamo un sospiro di sollievo perché siamo riusciti a scampare alle malattie. Sfogliamo, selezioniamo, ma non troppo. Un’annata così non carica eccessivamente le piante e rende tutto abbastanza ordinato in vigna. La pulizia tra i filari è meno intensa delle annate assolate e di pioggia. È tutto “poco”. Nelle prime settimane di agosto terminiamo il lavoro in attesa del diradamento che, già sappiamo, non sarà intenso.
Ci concediamo una pausa consapevoli che il lavoro svolto ci darà i giusti frutti. I giusti frutti di un’annata non perfetta, ma lavorata sempre nel migliore dei modi possibili secondo quel che il clima ci impone. Guardiamo già alla vendemmia. Ci vorrà un po’ di tempo per la maturazione delle uve: il caldo non è elevato e immaginiamo una vendemmia verso la metà di ottobre. Il clima è la sola variabile che non controlliamo e inaspettatamente può cambiare, senza grandi avvisaglie. Arrivano, infatti, le piogge. Agosto e settembre i mesi più difficili. Sciocchi noi ad aver troppo apprezzato quel tepore atipico di inizio anno. La maturazione rallenta e con difficoltà portiamo le uve a 24°bx.
Vendemmiamo il 30 settembre e nei primi tre giorni di ottobre, pochi giorni di tregua dalla pioggia, prima che arrivi un nuovo temporale. Non è un’annata perfetta, ma non è la prima così. Fino alla 2019 eravamo abituati a due grandi tipi di clima, annate calde e annate piovose.
La 2021 invece somiglia alla 2019, un’assenza di fenomeni dirompenti durante tutto l’anno: né caldo eccessivo, né freddo paralizzante. Una quiete che ci ha insegnato a non abbassare mai la guardia. Ci adatteremo anche a questo cambio di rotta, ascoltando sempre ciò che la vigna richiede per portare, anche in minori quantità, le migliori uve per la produzione del Terra di Lavoro. Il finale del 2021 è stato amaro, ed effettivamente non troveremo le note fruttate che caratterizzano il vino delle annate assolate. Ci aspettiamo un Terra di Lavoro 2021 già ordinato, equilibrato, bilanciato, proprio come i suoi grappoli in vigna. Di grande freschezza e buona acidità. Ma possiamo solo aspettare che l’affinamento faccia la sua parte.