Origini di una storia di famiglia alimentata da passione, dedizione e autenticità. Iniziata nella metà dell’800 quando Pasquale Galdieri piantò le prime radici nei fertili terreni del Vulcano di Roccamonfina e proseguita per mano di Roberto Selvaggi e della sua famiglia attraverso la produzione di un vino simbolo di una ricerca costante della memoria storica del Regno Borbonico.

Nasce così Galardi, nel 1991, un’azienda che ha sempre cercato di trasformare la sua eredità in eccellenza.

ORIGINI

Origini di una storia di famiglia alimentata da passione, dedizione e autenticità. Iniziata nella metà dell’800 quando Pasquale Galdieri piantò le prime radici nei fertili terreni del Vulcano di Roccamonfina e proseguita per mano di Roberto Selvaggi e della sua famiglia attraverso la produzione di un vino simbolo di una ricerca costante della memoria storica del Regno Borbonico.


Nasce così Galardi, nel 1991, un’azienda che ha sempre cercato di trasformare la sua eredità in eccellenza.

1850 – 1977

Le origini della famiglia risalgono alla seconda metà dell’800. Pasquale Galdieri acquista diversi ettari di querce, una fattoria ed un Palazzo situati sul Vulcano di Roccamonfina. Decide di convertire le querce in castagneti e diversifica la produzione aggiungendo alcune piante di ulivo. Il Palazzo nel 1943 viene occupato dai tedeschi come loro quartier generale facendolo poi esplodere all’arrivo degli Americani. La figlia di Pasquale Virginia, insieme al marito Guido Bartoli, convertono così la fattoria Vallemarina per ospitare la numerosa famiglia.


Nel 1977 Roberto Selvaggi viene invitato e conosce Maria Luisa Murena, pronipote dell’ultimo ministro delle finanze del Regno delle Due Sicilie. Inizia così la sua lunga ricerca sulla storia del meridione e sul Regno Borbonico trovando testimonianze nella loro casa.

 

 

 

 

 

 

 

 

1990 -1994

Roberto, appassionato di vini di Bordeaux decide di voler produrre un vino rosso di alta qualità. Sui terreni Bartoli è piantato mezzo ettaro di vitigni non autoctoni e coinvolgendo la moglie Maria Luisa ed i cugini, Arturo Celentano, Dora e Francesco Catello, inizia l’avventura vitivinicola. Roberto contatta l’enologo Riccardo Cotarella e lo convince ad avviare la consulenza enologica in quei luoghi poco conosciuti e difficili anche da raggiungere.


Nasce così nel 1991 l’azienda Galardi da mezzo ettaro su cui Riccardo decide di innestare Aglianico e Piedirosso, i vitigni autoctoni della Campania. È un’azienda nata per gioco dove ognuno in famiglia proveniente da ambiti lavorativi diversi si occupa della vigna nel tempo libero e nei fine settimana. La cantina viene recuperata da una grotta sotto la villa di Vallemarina dove prima si svolgevano balli e feste della famiglia.


Arriva il 1994 che vede la prima vendemmia del Terra di Lavoro da cui vengono prodotte 500 bottiglie. Nome ed etichetta scelti da Roberto simbolo della sua passione per il Sud D’Italia. Due anni dopo tutte le bottiglie vengono interamente acquistate dal mercato americano al primo Vinitaly. La storia si ripete l’anno successivo per il Terra di Lavoro vendemmia 1995. Arriva così immediato l’interesse oltreoceano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1990 – 1994

Roberto, appassionato di vini di Bordeaux decide di voler produrre un vino rosso di alta qualità. Sui terreni Bartoli è piantato mezzo ettaro di vitigni non autoctoni e coinvolgendo la moglie Maria Luisa ed i cugini, Arturo Celentano, Dora e Francesco Catello, inizia l’avventura vitivinicola. Roberto contatta l’enologo Riccardo Cotarella e lo convince ad avviare la consulenza enologica in quei luoghi poco conosciuti e difficili anche da raggiungere.


Nasce così nel 1991 l’azienda Galardi da mezzo ettaro su cui Riccardo decide di innestare Aglianico e Piedirosso, i vitigni autoctoni della Campania. È un’azienda nata per gioco dove ognuno in famiglia proveniente da ambiti lavorativi diversi si occupa della vigna nel tempo libero e nei fine settimana. La cantina viene recuperata da una grotta sotto la villa di Vallemarina dove prima si svolgevano balli e feste della famiglia.


Arriva il 1994 che vede la prima vendemmia del Terra di Lavoro da cui vengono prodotte 500 bottiglie. Nome ed etichetta scelti da Roberto simbolo della sua passione per il Sud D’Italia. Due anni dopo tutte le bottiglie vengono interamente acquistate dal mercato americano al primo Vinitaly. La storia si ripete l’anno successivo per il Terra di Lavoro vendemmia 1995. Arriva così immediato l’interesse oltreoceano.

1997 – 2002

Galardi emerge nel panorama vitivinicolo italiano, amplia i propri vigneti a 4 ettari e ottiene la certificazione biologica nel 1997. Il Terra di Lavoro inizia a raccogliere premi nazionali e internazionali nel 1999, spingendo la famiglia a concentrarsi interamente su questo vino. Robert M. Parker lo definsce «A monster with extraordinary intensity and richness» mentre Veronelli «Uno dei migliori vini italiani l’anno scorso, ma a quanto pare il titolo ex equo sta stretto al Terra di Lavoro. Unica soluzione, la supremazia assoluta, raggiunta con il 1997».


Si investe in attrezzature avanzate e si introducono formati di bottiglia più grandi, come il Magnum nel 1999 e il Doppio Magnum nel 2002. La produzione cresce costantemente, raggiungendo 7,5 ettari nel 2001, mantenendo un’elevata qualità e cura nei dettagli, come la chiusura delle bottiglie con ceralacca e la numerazione a mano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2003 – 2017
Il 2003 segna un momento storico per Galardi: Robert Parker assegna 99 punti al Terra di Lavoro 2001, consacrando il vino come icona nazionale e internazionale. Roberto Selvaggi purtroppo non era presente all’annuncio di questo importante traguardo, essendo venuto a mancare qualche anno prima. Tuttavia, il suo ricordo vive forte nei cugini e nella moglie, che lo omaggiano come colui che ha avuto la lungimiranza di scorgere il potenziale di Galardi nella produzione di un vino eccezionale.
 

Negli anni successivi, i riconoscimenti si susseguono: il Terra di Lavoro 2003 viene premiato come Miglior Vino Italiano da diverse guide e conquista il massimo riconoscimento da Luigi Veronelli. La Guida Slow Wine del Gambero Rosso lo definisce “One Love. One Wine”, sottolineando la passione per questo vino eccezionale. Nel 2012, Galardi entra a far parte dei 100 migliori produttori d’Italia per Wine Spectator, confermando il suo status di eccellenza.
 
Galardi nel 2008 consolida l’estensione dei suoi vigneti a 9,5 ha.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2003 – 2017
Il 2003 segna un momento storico per Galardi: Robert Parker assegna 99 punti al Terra di Lavoro 2001, consacrando il vino come icona nazionale e internazionale. Roberto Selvaggi purtroppo non era presente all’annuncio di questo importante traguardo, essendo venuto a mancare qualche anno prima. Tuttavia, il suo ricordo vive forte nei cugini e nella moglie, che lo omaggiano come colui che ha avuto la lungimiranza di scorgere il potenziale di Galardi nella produzione di un vino eccezionale.
 
Negli anni successivi, i riconoscimenti si susseguono: il Terra di Lavoro 2003 viene premiato come Miglior Vino Italiano da diverse guide e conquista il massimo riconoscimento da Luigi Veronelli. La Guida Slow Wine del Gambero Rosso lo definisce “One Love. One Wine”, sottolineando la passione per questo vino eccezionale. Nel 2012, Galardi entra a far parte dei 100 migliori produttori d’Italia per Wine Spectator, confermando il suo status di eccellenza.
 
Galardi nel 2008 consolida l’estensione dei suoi vigneti a 9,5 ha.
 
2018 – 2023

Nel 2018, Allegra Selvaggi, figlia di Roberto, cresciuta professionalmente al di fuori dell’azienda ma legata profondamente alla terra d’origine, decide di portare avanti la promessa di suo padre e di continuare a far crescere Galardi. Si dedica completamente alla gestione dell’Azienda ed in prima persona alla vigna e alla cantina.


Per affrontare le sfide future, cerca un custode che sappia garantire la continuità e preservare l’unicità di Galardi. Nel 2023, l’azienda entra così a far parte del Gruppo Tenute Capaldo, che conferma Allegra come produttrice di Galardi con l’obiettivo di mantenerne autonomia e filosofia. Al suo fianco rimane Riccardo Cotarella.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2024

Nel 2024, Allegra, dopo un’attenta valutazione rispetto alle ultime annate climatiche, decide che il Terra di Lavoro ha necessità di maggiore affinamento in bottiglia e ritarda l’uscita del Terra di Lavoro 2021 di un anno.

 

2024

Nel 2024, Allegra, dopo un’attenta valutazione rispetto alle ultime annate climatiche, decide che il Terra di Lavoro ha necessità di maggiore affinamento in bottiglia e ritarda l’uscita del Terra di Lavoro 2021 di un anno.