2020

“ Un’annata calda, vigorosa, produttiva che regalerà complessità nel bicchiere e enormi sorprese per coloro che apriranno un Terra di Lavoro 2020 anni dopo la sua uscita ”

Allegra Selvaggi
IN VIGNA

Gennaio 2020 − Settembre 2020

Il 7 gennaio 2020 iniziamo la potatura. Il cielo è limpido, azzurro. Non c’è ombra di neve sulle montagne davanti a noi. Alle nove il sole illumina metà delle vigne che prendono colori aranciati, verde brillante e tutto intorno di nuovo sfumature di ambra e di verde glauco, provenienti dai castagni, dalle querce e dagli ulivi. Una delle poiane che spesso vediamo da qui è posizionata sul capotesta di un filare come ad aspettarci. Scorre il mese di gennaio che ci regala solo giornate di sole. Le giornate sono fredde, non arriviamo mai sotto lo zero, ma è il giusto clima. Ci fermiamo nelle operazioni di potatura per una giornata di imbottigliamento. Vento, freddo da gelare le mani, neve in finale di giornata. Un’esperienza da non ripetere. L’umidità è assente, è un freddo sano che ci accompagna nel mese di febbraio e tutto quel sole ha permesso alle mimose di fiorire in anticipo. Sono di un giallo acceso.

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Il mese di marzo è sempre assolato ma arrivano anche delle piogge importanti che fanno esplodere la vegetazione. Mentre rimuoviamo qualche pianta malata scavando nella terra, il prato tra i filari è cresciuto e si colora di viola con dei piccoli fiorellini dallo stelo altissimo. Nel frattempo, procediamo a riempire i compost da pochi mesi posizionati nelle vicinanze delle vigne come progetto di sperimentazione nell’utilizzo di potatura da vigna e castagne, ma notiamo che sono ancora molto secchi al loro interno. Sarà difficile con questo sole fare partire una fermentazione. Per la metà del mese di marzo iniziamo a lavorare un terreno di mezzo ettaro. Spacchiamo e troviamo le classiche pietre che fanno parte del nostro suolo vulcanico. È tutto molto difficile perché nel mondo è appena iniziata la chiusura totale per via della pandemia. L’agricoltura non si ferma e noi proseguiamo nella lavorazione del nuovo impianto con delle difficoltà nel reperire alcuni materiali. La primavera prosegue più calda della media. I ciliegi sul viale che costeggiano le vigne sono già tutti fioriti, bianchi e carichi. Nei primissimi giorni di aprile vediamo già qualche timida gemma germogliare. Le piogge sono scarse e a maggio tocchiamo temperature che normalmente dovremmo vedere in estate.

A differenza dell’annata 2019 il problema quest’anno potrebbe essere la siccità. Ma sappiamo anche che questo è il clima che vogliamo per le nostre vigne. Il suono vulcanico ci viene incontro. Basta fare silenzio per sentire ovunque intorno a noi scorrere acqua dalle sorgenti naturali. Abbassiamo i livelli di zolfo che, con queste temperature, potrebbe bruciare le foglie. Iniziamo la pulizia del terreno e sotto i filari. Alterniamo trincia e fresa. Lasciamo che le vigne crescano nel loro spazio. Una sola eccezione ci fa sorridere. Tra i filari troviamo un enorme alveare costruito proprio su uno dei nostri cordoni. È il segno che stiamo facendo un buon lavoro e che le nostre vigne sono un’accogliente dimora completamente naturale e biologica. È un’annata vigorosa. Ogni centimetro è in fiore, è in maturazione. Si vedono papaveri, rarissimi negli ultimi anni e soffioni grandi come palline da tennis. Qualche chilometro più in alto, salendo la montagna, sono spuntate le primizie. Un enorme prato completamente ricoperto di fragoline di bosco. È un’annata che porta con sé l’abbondanza.
 
A giugno imbottigliamo nuovamente e viviamo una giornata completamente diversa da quella di febbraio. Nonostante qualche giorno di pioggia nel mese, in quel momento ci è stata concessa una tregua, come una sorta di pace per il vento e il freddo ancora vivi nelle nostre memorie. Il lavoro in vigna è intenso. Sfogliamo. Puliamo. Sfogliamo ancora. Il tempo di mettere le viti nella prima corda e dobbiamo tornare al principio, perché già superano la seconda. I compost ovviamente non sono mai partiti e abbandoniamo l’idea per il 2020. Luglio e agosto sono caldissimi, temperature raramente registrate, totale assenza di pioggia. L’invaiatura è anticipata e torniamo più volte in vigna per selezionare.
 
Le piante sono cariche ma sono sane. Il nostro lavoro è lasciare il giusto numero di grappoli che beneficeranno di tutti i nutrienti della pianta. L’estate non si arresta fino a settembre. Sapevamo già di avere una vendemmia anticipata. Iniziamo la raccolta già il 21 settembre terminandola prima che inizi ottobre e, portando le uve in cantina, ci rallegriamo di questa annata perfetta nell’attesa di assaggiare il Terra di Lavoro 2020. Le aspettative saranno alte e guardiamo già al futuro prossimo, perché il potenziale di invecchiamento di una vendemmia così è enorme.
IN BOTTIGLIA

Giugno 2022

Il colore del Terra di Lavoro 2020 è come sempre  caratterizzato da un colore rosso granato denso e impenetrabile.

Il caldo del 2020 è concentrato nel bicchiere. Le note olfattive sono stratificate. Iniziano preponderanti la ciliegia e la frutta. La complessità aumenta e arrivano le note balsamiche, di cuoio di caffè.
 
Il primo sorso come in tutte le annate calde lascia una lunga persistenza all’assaggio seppur fresco rappresentato dall’eleganza dei tannini. Gli aromi olfattivi vengono confermati in degustazione con una prevalenza di note più scure, mirtilli, frutti di bosco. Il Terra di Lavoro 2020 si apre nel bicchiere e al secondo sorso emergono le note vulcaniche. La grafite, il sentore metallico.
 
Seppur molto giovane mostra già un grande equilibrio che si perfezionerà con il tempo. Come sappiamo, le annate calde, hanno un potenziale maggiore e necessitano di un affinamento più lungo in bottiglia.
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L’Inferno, Canto V. Gustave Doré. 1857.

LA LETTERATURA

Note Artistiche

Passione allo stato puro è il 2020. La sua perfezione sembra quasi peccaminosa. E questo ci conduce ad una sola cosa. Amore. Chi meglio di Paolo e Francesca può rappresentare questa annata. Dante, nel V Canto dell’Inferno, li rende eterni. Come il Terra di Lavoro 2020, che oggi crediamo non abbia una fine.

 

“Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona”

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SCHEDA TECNICA
Annata 2020

Vitigni: Aglianico 80%, Piedirosso 20%
Zona di produzione: S.Carlo di Sessa Aurunca
Superficie vitata: 9 ettari
Altitudine delle vigne: circa 500 m. s.l.m.
Sistema di allevamento: Cordone Speronato
Densità delle vigne: 4.500 ceppi per ettaro
Produzione: 5.000 kg. per ettaro
Resa in vino: 60%
Età delle viti in produzione: 20-23 anni 75%, 12-16 anni 20%, 4 anni 5%
Periodo di vendemmia: 23, 24 e 29 settembre
Sistema di vinificazione: contatto con le bucce per 20 giorni, con
affondamento del cappello più volte al giorno
Fermentazione malolattica: totalmente sviluppata in contenitori di acciaio
Affinamento: 40% in barriques nuove di Allier e Never per 12 mesi
Alcol: 14,5%
Acidità totale: 5,31 gr./litro
PH: 3,89
Estratto secco netto: 34,23gr./litro
Bottiglie prodotte: 15.000 bordolesi, 250 magnum, 100 doppio magnum