2018

“ Il 2018 è un’annata vissuta quotidianamente tra allerte meteo, perturbazioni e raffiche di vento. La sua caratteristica principale è stata la presenza costante e incessante di pioggia. Assenti accenni di estate. Ma la soddisfazione è arrivata in raccolta con una piccola ma preziosa quantità di uve che hanno ricompensato l’enorme lavoro svolto in vigna ”

Allegra Selvaggi
IN VIGNA

Gennaio 2018 − Ottobre 2018

Nessun dubbio su come sarebbe andata questa annata. Uscivamo da un 2017 assolato come non si vedeva da tempo, con una vendemmia carica e appagante. Un’annata indimenticabile che ci ha fatto raccogliere le uve a settembre, dopo anni di ingressi in vigna a ottobre inoltrato. Siamo abituati ormai all’alternanza caldo e pioggia. E il 2018 per noi, nelle nostre immaginazioni, era già un anno complicato, in cui avremmo dovuto lavorare di più e salvaguardare era la parola d’ordine. La potatura inizia come sempre i primi giorni di gennaio, avvolti nella nebbia e nel freddo dovuto all’umidità. Le temperature non sono eccessivamente basse, ma le percepiamo diversamente. Alcuni giorni di pioggia rallentano il nostro lavoro. Non siamo sorpresi, solo malinconici rispetto all’anno precedente.

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Il mese di febbraio non ci facilita il lavoro. Tocchiamo spesso durante la notte temperature sotto lo zero e le piogge non ci permettono di lavorare. La paura per le gelate è giornaliera. Siamo invasi da un vento gelido siberiano e la neve inizia ad arrivare ovunque sulla regione. La storia si ripete a marzo, qualche giornata più calda ci rasserena, ma siamo costretti a fermarci in vigna più volte. Quando iniziamo a lavorare, la mattina, la nostra speranza è massima, ma bastano poche ore per farci riparare sotto un albero in attesa che le precipitazioni finiscano. Intorno a noi la Campania è imbiancata, la neve raggiunge diverse zone collinari ma non arriva a Galardi. Siamo avvolti da raffiche di vento che ci fanno ben sperare per la lotta contro l’umidità e le malattie che porta. Della primavera, neanche un accenno. Guardiamo alle prime piante che, solitamente, fioriscono, sperando di vederle finalmente colorarsi, ma non accade. Tiriamo sospiri e ricominciamo a entrare e uscire dalla vigna, incessantemente. Se il clima dovesse restare così sappiamo che sarà difficile portare a termine i trattamenti e soprattutto avremo tanto da selezionare.

Aprile e maggio ci regalano un po’ di tregua. Il cielo è sempre terso, è raro trovare giornate nitide e assolate ma la pioggia si riduce e riusciamo ad iniziare la scacchiatura e terminarla alle porte di giugno. Siamo sempre sul trattore per trinciare e fresare tra i filari. Ci dividiamo in squadre, alcuni si occupano dell’erba che cresce alta in tempi rapidissimi, altri di sfogliare. I bollettini meteo ci svegliano al mattino con titoli allarmanti. Allerta meteo, previsioni di temporali, grandine, parola che non nominiamo mai durante l’anno di lavoro. Sembra che l’estate non arrivi mai e invece un piccolo accenno sembra affacciarsi, ai primi giorni di luglio. Una brevissima settimana di caldo ed afa, che vengono subito rimpiazzati da un abbassamento delle temperature. Iniziano così due mesi di fenomeni estremi. Nel mese di luglio e agosto riduciamo solitamente i livelli di zolfo per le temperature alte, ma nel 2018 non è necessario. Occorre far fronte all’umidità, anche se fortunatamente siamo accompagnati da un forte vento che viene dal Golfo. Ci rallegriamo per le giornate nuvolose con assenza di piogge. Il sole diventa un miraggio. C’è ugualmente una buona escursione termica, che ci aiuta nella corretta maturazione dell’uva. Iniziamo a fare un primo diradamento per via delle complicazioni climatiche che hanno danneggiato qualche grappolo. 
 
Il lavoro è intenso nel 2018, non ci fermiamo mai. Torniamo a diradare ad agosto. Selezione estrema. Piccolissime quantità. Cerchiamo di salvaguardare ciò che troviamo sano sulla pianta. Le temperature calano. Persino questo mese diventa incerto giornalmente. Iniziamo a settembre a controllare le gradazioni dei grappoli ma siamo lontani dai brix desiderati. Sarà difficile aspettare con la paura dietro l’angolo di forte piogge e possibile grandinate, che potrebbero ridurre ancor di più quanto rimasto in vigna. Il mese di settembre ci lascia con il fiato sospeso. 
 
Non c’è tregua, e la Campania, come gran parte dell’Italia sembra in balia di una perturbazione inarrestabile che ferma un paese e preannuncia giornalmente allerte meteo e avvisi pubblici. Raffiche di vento, abbassamento delle temperature, blocchi nel trasporto navale per mare mosso, cartelli autostradali che crollano.
 
Decisamente un anno caratterizzato dalla pioggia e dalle inattese perturbazioni climatiche. Iniziamo a vendemmiare, i primi giorni di ottobre. Iniziamo il 3, ma già il 4 dobbiamo desistere. Arrivano finalmente due giornate di sole e terminiamo la raccolta. Portiamo in cantina quantitativi molto bassi rispetto all’anno precedente, ma sappiamo che la selezione fatta più volte nell’anno ci ricompenserà per la qualità che ci aspettiamo. Siamo fuori dalla cantina, l’ultimo giorno, sotto un bellissimo cielo azzurro, quasi a comunicarci che nonostante le immense difficoltà dell’annata dobbiamo essere sereni per ciò che ci regalerà il Terra di Lavoro 2018.
 
IN BOTTIGLIA

Giugno 2020

Terra di Lavoro 2018, figlio di un’annata piovosa, in degustazione si presenta immediatamente bilanciato. Ha sempre necessità di aprirsi ma in breve tempo esprime il suo equilibrio.

Nel bicchiere il colore è cupo ma con intensi e brillanti riflessi violetti. Al naso sembra ancora compatto ma in breve esprime subito un cupo mirtillo, una foglia di eucalipto, una radice di liquirizia.
 
All’assaggio conferma la sua eleganza, i suoi tannini morbidi. È persistente e avvolgente come ci aspettiamo dal Terra di Lavoro. Rimane complesso. Arriva dritta la nota caratteristica delle annate piovese in giovane età: il vulcano. Mineralità, nota balsamica, cuoio e inaspettatamente anche acerba ciliegia nera e carico acido dei frutti di bosco. Sono inconfondibili le percezioni di gusto, proprio come ci si aspetta da un’annata piovosa.

 

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Prima di Aspettando Godot Samuel Beckett, al Théatre de Babylone Parigi, 23 gennaio 1953

IL TEATRO

Note Artistiche

Il 2018 è stata un’annata di attesa. Ci siamo più volte sentiti come nell’opera teatrale di Samuel Beckett Aspettando Godot. Chi era per noi Godot? Il sole, la tregua dalle perturbazioni, l’inizio dell’estate. Non sono mai arrivati, proprio come Godot, ma fortunatamente non siamo stati inermi come i protagonisti di Beckett, sotto ad un albero che perdeva le foglie. Nonostante il desiderio dell’attesa, abbiamo vissuto l’annata 2018 pienamente, compensando con la qualità dell’uva uno scenario da teatro dell’assurdo.

 

“ Non accade nulla. Nessuno arriva, nessuno se ne va. È terribile! ” 

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SCHEDA TECNICA
Annata 2018

Vitigni: Aglianico 80%, Piedirosso 20%
Zona di produzione: S.Carlo di Sessa Aurunca
Superficie vitata: 9 ettari
Altitudine delle vigne: circa 500 m. s.l.m.
Sistema di allevamento: Cordone Speronato
Densità delle vigne: 4.500 ceppi per ettaro
Produzione: 5.000 kg. per ettaro
Resa in vino: 60%
Età delle viti in produzione: 18-21 anni 75%, 10 – 14 anni 20%, 2 anni 5%
Periodo di vendemmia: metà Ottobre
Sistema di vinificazione: contatto con le bucce per 20 giorni, con
affondamento del cappello più volte al giorno
Fermentazione malolattica: totalmente sviluppata in contenitori di acciaio
Affinamento: 40% in barriques nuove di Allier e Never per 12 mesi
Alcol: 13,5%
Acidità totale: 5,89 gr./litro
PH: 3,65
Estratto secco netto: 34,10gr./litro
Bottiglie prodotte: 20.000 bordolesi, 100 magnum, 50 doppio magnum